venerdì 21 febbraio 2020

"In Alto"


ANGELAMARIA RADICCHIO

"IN ALTO" 

Spazio "Illimitè" giugno 2013


"La Rosa e la Luna"
Angelamaria Radicchio artista pugliese nasce a Bari, città che lascia subito dopo il liceo artistico stabilendosi a Venezia dove si laurea in architettura.

L'inclinazione naturale verso il colore applicato al disegno e ad ogni espressione d'arte, la conducono a veicolarlo ai suoi allievi dell'Università di Trieste dove insegna per un periodo.

Oggi la pittura rappresenta una delle sue attività principali.
.
Il genere realistico connotato sempre da un'impronta geometrica che fà da sfondo alla sua prima produzione, lascia ad un certo punto spazio ad altre tematiche nelle quali il denominatore comune dal punto di vista tecnico è rappresentato dalla tecnica mista. 

"Ali"
 Nel ciclo “In alto”, un insieme di tele materiche accompagna il tema dominante che è la Luna, simbolo femminile che l'artista fa proprio e con il quale vuole condurre l'osservatore verso mondi a noi ignoti avvalendosi del colore quale mediatore fra il terreno e l'ultraterreno.

Nella serie di tele che però Angelamaria realizza partendo dalla Luna, si avvale di altri simboli e fenomeni dell'universo per scavare l'anima. 
Lo fa specificatamente nel quadro dal titolo “In Alto” dove, attraverso l'osservazione statica dell'infinito, delle esplosioni stellari, del caos, arriva alla sua pace interiore.
Un cammino nella pittura il suo come quasi sempre accade negli artisti figurativi cosi come nella letteratura che diventa taumaturgico, mentre in un andirivieni altalenante, diventa ricerca di aiuto ne “La mia luna”. 

Trittico "In Alto, Il Freddo", particolare

"La mia luna"

Qui il vuoto circostante, la delusione, il pessimismo sembrano avere il sopravvento, ma la luna non bianca ma gialla, quasi un sole nella notte, l'amica di sempre, interviene solidale a riparare i dubbi dell'esistenza.
 L'uso della tecnica mista rappresenta proprio la continua ricerca dell'artista che ha come scopo quello di esprimere le sensazioni, gli umori e gli interrogativi che ognuno di noi si pone di fronte all'infinito. 
Nelle sue opere,  l'uso dei colori primari è sempre presente e la negazione di altri è ciò che il suo inconscio la porta a fare.
 Nella serie “in Alto” la tematica è ricorrente ma solo in apparenza; le esplosioni di corpi celesti raffigurate, ci conducono in un crescendo, all'esternazione prepotente dI stati d'animo e sensazioni prima celati.




venerdì 7 febbraio 2020

OMRETTA DEL MONTE

"WONDER IN THE MIRROR"

 TACCO 11 AMERICAN BAR 

Spinea (Ve) 18 dicembre 2014 

 


Ombretta Del Monte l'artista poliedrica.


L'importanza che l'arte e la pittura rivestono nella vita di questa artista la troviamo già nei suoi primi disegni infantili.
La pittura, in modo particolare, l'affascina fin da subito quando  bambina, ritrae in modo del tutto originale il lavoro del papà che di mestiere fà il palombaro.

A Civitavecchia dove vive e lavora da sempre, frequenta la scuola d’arte ed una volta ottenuto il diploma, inizia ad esporre le sue prime opere figurative.
Alla passione per la tela, si aggiunge poi quella per la scrittura ed inizia a collaborare con alcune testate nazionali, occupandosi di cultura e spettacolo.

Osservando la sua produzione artistica, dedicata allo studio della figura e del volto, appare subito chiara l'unicità del suo operare.


L'arte del ritratto, nel corso dei secoli, ha sempre rappresentato, in assenza della fotografia, un modo per celebrare la memoria, l'autorità di re, imperatori e personalità importanti, divenendo nel Seicento un genere pittorico autonomo e degno di rispetto.
La rappresentazione di un volto in un'epoca come la nostra nella quale con ogni più insignificante telefonino possiamo cogliere in un istante il sorriso o qualunque altra inquadratura che l'occhio ci suggerisce, appare una scelta interessante.


Se molti pittori come Kandinsky e Mirò non possono prescindere dalla musica quale musa ispiratrice, in quanto convinti sia l'unica capace di esprimere la vita psichica dell'artista, nel caso di Ombretta del Monte, la pittura, rappresenta il mezzo di introiezione più efficace per giungere alla conoscenza di sè e delineare, non necessariamente con la logica, ma con il cuore, il vero sentimento.
Ecco naturalmente spiegata la motivazione della sua scelta pittorica ed il motivo per il quale i suoi ritratti possono essere definiti "psicologici".

La ricerca di Ombretta è un continuum finalizzato al conseguimento dell'armonia e della bellezza nella figura umana che ottiene avvalendosi di un segno grafico essenziale ma pregno di significato espressivo, al quale va ad aggiungere il più delle volte, un colorismo vivace, fatto di rossi violenti, azzurri e gialli accesi, per poi privarsene quasi totalmente quando vuole esaltare la drammaticità di uno sguardo come fa nel “Volto di Anna” o nella sensualità accennata, ma non sfrontata de “La Grazia di Marylin”.


Ombretta Del Monte, Ritratto di Anna
Nel cogliere al meglio l'interiorità ed il realismo dei volti e dei corpi, che molto ricordano la pittura del grande Renato Guttuso, concorrono altri fattori decisamente importanti nella realizzazione di un quadro armonico.
Il richiamo a Guttuso non è un caso nella pittura di Ombretta Del Monte, perchè egli si inserisce perfettamente nel Neorealismo degli anni '50, periodo preferito da Ombretta, proponendo dal canto suo una tematica sociale, politica di totale disappunto e disagio nei confronti della realtà politica del secondo Dopogruerra. 
Guttuso arriva a decodicare la sua filosofia in un manifesto artistico che è “Il Fronte Nuovo delle Arti” raccogliendo intorno a sè Emilio Vedova, Alberto Birolli, Giuseppe Santomaso dando vita ad una corrente artistica che rinnega totalmente, la pittura astratta, in favore di un acclarato realismo che si manifesta proprio come accade nella pittura di Ombretta, nell'uso di colori e luci vivacissimi.

Ombretta Del Monte Ritratto di Marilyn


Il '600 aveva visto in questo senso l'innovatore per eccellenza nell'uso della luce, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. Egli apporta nella pittura di quel momento una ventata di assoluta novità, quella poi viene definita “la rivoluzione caravaggesca” diventando il realista tout cour, che si avvale di prostitute, serve e delinquenti quali modelli dei suoi quadri, che vengono inseriti in locali dove solo un fascio di luce prepotente interviene ad illuminare i protagonisti della storia di quel momento.

E' proprio la luce, l'altra alleata e protagonista della pittura di Ombretta Del Monte. Una luce rivelatrice che porta all'essenza a far percepire la veridicità dei volti e dei corpi rappresentati, oltre al segno grafico essenziale, che rimanda al fumetto e a quello erotico di Guido Crepax e Milo Manara.


Mi riferisco in modo particolare alla luce che colpisce i corpi ad esaltarne la sensualità e l'eroticità di “Pensiero Proibito”, un'opera intrigante, dal significato indiscutibilmente sensuale ed erotico ma non esplicito; cui si aggiunge “Sensi” dal richiamo erotico che non dà adito a grosse interpretazioni ma dove invece l'artista ha voluto evidenziare come il primo istinto dell'essere umano alla nascita, che è quello della suzione, si trasformi nel corso della maturazione, in strumento di piacere.
Vi è poi la serie di dipinti che Ombretta ha dedicato al Rock per celebrare i 60 anni di vita di
questo genere musicale che ha mutato profondamente l'arte contemporanea.

domenica 10 novembre 2019

Rosso Campanelli




VITO CAMPANELLI 

"Rosso Campanelli"

Anda Venice Hostel 
5 Aprile 2019 - 2 maggio 2019

Rendere fruibile in modo concreto la produzione artistica di Vito Campanelli è compiere un viaggio lungo, che percorre molte tappe della sua esistenza, ma che certamente è possibile paragonare ad un ininterrotto flusso della coscienza.
Lo stesso “stream of consciusness”, che si fa largo nella letteratura del primo Novecento come figlio della psicanalasi di Sigmund Freud, da lui fondata quale analisi dell'inconscio; un concetto già introdotto nel Settecento dai filosofi razionalisti, John Locke e Cartesio.
Ciò che nella letteratura si estrinseca nel “monologo interiore”, presente nei romanzi psicologici di James Joyce e Italo Svevo, trova un suo parallelo nella letteratura pittorica, che in quello stesso periodo rappresenta l'inconscio, attraverso l'uso di simboli.
“L'Isola dei morti” di Bocklin ne è un esempio. Viene raffigurato un isolotto roccioso ed una distesa d'acqua, con una piccola barca a remi condotta da un Caronte, che trasporta una figura vestita di bianco ed una bara ornata di festoni. E' la rappresentazione del funerale, oggetto di ricordi ed incubi notturni dell'artista. Quello stesso inconscio pervaso dalla sordità, che induce Goya a dipingere freneticamente sui muri della “Quinta del Sordo”. Questi simboli furono, in un secondo momento, sostituiti dai pittori dall'Avanguardia surrealista del primo Dopoguerra, proprio mettendo in atto in pittura, il fluire dell'inconscio; ovvero l'inconscio figurato, che poi si estende alla pittura informale del secondo Dopoguerra di Burri, Debuffet, Pollock.
Osservando l'iter artistico di Vito Campanelli, con particolare attenzione alla selezione di opere presenti, non è possibile non percepire il flusso dei pensieri consci ed inconsci dell'artista.
Ci troviamo dinanzi ad un artista che inizia a dipingere molto presto. Già all'età di 12 anni, chiari sono gli intenti del suo “viaggio”; un inizio dedito al figurativo, come sempre accade agli artisti di questo genere, dove già mostra delle visioni metafisiche.
La sua pittura è “medicina dell'anima”, totalmente interiore, favorita dall'ascolto della musica, sua grande compagna ed amica fidata, fondamentale per il suo operare. 
I "King Crimson", i "Radiohead" che scopre all'età di 16 anni, lo aiutano ad isolarsi ulteriormente in un mondo di spiriti e di cose inconsce, che nemmeno lui sa spiegare, portandolo a realizzare figure nebulose, materiche, realizzate con tecnica mista, fatta di olio e tempera.

giovedì 19 settembre 2019

PREMIO DI PITTURA MESTRE 2019

Cinquantatre i finalisti selezionati fra i quttrocento partecipanti. 
Quattrocento le opere giunte da tutta Italia al Premio Mestre.
Il Circolo Veneto, con il sostegno della Fondazione dei Civici Musei Veneziani, il Patrocinio della Regione Veneto ed il Comune di Venezia, ha riportato agli antichi splendori questo Premio, nato  a Mestre nel 1958, proseguito con continuità per 10 anni ma interrottosi bruscamente nel 1968.
Ha riaperto i battenti nel 2017 ed è questo il terzo anno consecutivo dalla ripresa, dando la possibilità al vincitore, di esporre alla Galleria d'Arte Moderna di Ca' Pesaro che diventerà proprietaria dell'opera.
Molte le firme famose che, negli anni d'oro si sono aggiudicate il Premio Mestre. Ne cito solo alcuni: Saverio Barbaro, Riccardo Licata. Renato Borsato.
Ieri, l'inaugurazione della mostra, al Centro Culturale Candiani di Mestre, che ha visto l'esposizione delle opere dei cinquantatre finalisti selezionati.
Una serie di lavori molto interessanti, accomunati da un alto valore tecnico.
Tutti gli artisti presenti si caratterizzano infatti per una notevole professionalità, frutto di studio e talento inseme.

Il denominatore comune dell'esposizione è una attenzione alla realtà ed all'iperrealtà declinata in molte tecniche e tematiche differenti.
L'Iperrealismo è una corente artistica che nasce negli Stati Uniti alla fine degli Anni Sessanta come conseguenza della Pop Art, le cui opere sono il frutto di tecniche strettamente legate alla sfera dell'incisione edella fotografia. Esso poi viene sdoganato in Europa negli anni Settanta e proseguito fino agli Anni Ottanta.

E' curioso come in un periodo dominato dalla tecnologia, nasca nell'artista la necessità di riprodurre la realtà, la quale tuttavia si distacca nei modi e nei concetti dal Realismo tipico dei Fiamminghi che, attraverso l'utilizzo della pittura ad olio mettevano in primo piano un aspetto sociale importante della borghesia nel Quattrocento che era la ricchezza ottenuta attraverso il commercio. 

Con il Realismo contemporaneo e l'Iperrealismo, l'artista utlizzando la pittura acrilica piuttosto che la tecnica fotografica, oggi digitale o ancora le tecniche mutuate dalla grafica come la litografia o la collografia, si ponga nei confronti della realtà in un atto di sfida quasi a volerla superare, migliorare o deformare.




  

giovedì 1 novembre 2018

Il Divisionismo di Angelo Morbelli

ANGELO MORBELLI - IL POEMA DELLA VECCHIAIA

CA' PESARO GALLERIA DI ARTE MODERNA

20 OTTOBRE - 6 GENNAIO 2019


Angelo Morbelli è un pittore piemontese che si inserisce nell'atmosfera artistica milanese della seconda metà dell'Ottocento, dopo essersi trasferito da Alessandria, sua città natale, a Milano per frequentare l'Accademia di Brera.
E' a Milano che espone per la prima volta con opere relative alla vita quotidiana, unite alle tematiche sociali del periodo post unitario in una ricerca pittorica che sintetizza ciò che è il soggetto rappresentato e l'uso della tecnica.
Al 1883 risale "Giorni ultimi", uno dei molpteplici dipinti dedicati agli ospiti del Pio Albergo Trivulzio.

Proprio con queste tematiche, mette a punto la tecnica della corrente divisionista.

Angelo Morbelli, Giorni Ultimi






Il Divisionismo è figlio dell'Impressionismo francese e del Neoimpressionismo; anche in esso infatti, vengono approfondite le scoperte realizzate in questo periodo in campo fisico sulla scomposizione della luce.
La differenza rispetto all'Impressionismo tuttavia consiste nel fatto che la pittura divisionista che ha come centro Milano per merito del critico e pittore Victor Grubicy, pur occupandosi dell'aspetto scientifico utilizzando i colori puri accostati l'uno vicino all'altro a piccole pennellate, lasciando all'occhio il compito di accostarli e renderli complementari, pone la maggiore attenzione oltrechè al paesaggio, alle tematiche sociali.

E' in questo senso che va letto il ciclo pittorico "Il poema della vecchiaia" che torna a Venezia dopo 115 anni.

Nel 1902 Morbelli scrive ad Antonio Fradeletto, segretario generale della Biennale di Venezia, chiedendo di poter esporre 6 tele in luogo delle due consentite dal regolamento.
La richiesta viene accolta ed il "Poema della Vecchiaia" viene così presentato alla Biennale nel 1903.

Le tele presentano una tema di cui l'artista si occupa fin dai primi anni del 1880 e con particolare attenzione al Pio Albergo Trivulzio.

La visione unitaria del "Poema..." è oggi possibile grazie ad una attenta ricostruzione d'archivio delle vicende collezionistiche ed al riecente rientro dal Sud America di "Vecchie Calzette".

Li vediamo ad uno ad uno nel dettaglio tenendo presente che una tela della serie, "Il Natale dei rimasti", fa parte della collezione permante di Ca' Pesaro fin dal 1905 anno della sua acquisizione.
2Il Natale dei rimasti 1903   




 "Vecchie Calzette" sempre del 1903 è un dipinto che nella versione originale riportava aldilà del vetro, la testa di un cocchiere che trasportava una carro funebre. Il dettaglio viene eliminato ed il dipinto viene premiato a Monaco di Baviera per poi essere acquistato da un collezionista di Montevideo.

"Vecchie Calzette" 1903

"Mi ricordo di quando ero piccola" 1903, è un'opera di altissimo livello pittorico che racconta l'ora di pranzo delle ospiti del Pio Albergo. I pranzi si svolgevano in due sale del palazzo, un tempo scuderie del palazzo. Il dipinto narra il momento suddividendo lo spazio in due piani diversi. Sullo sfondo  l'uniformità delle figure femminili intente a pranzare illuminate dalla finestra sul fondo, si contrappongono al primo piano dedicato alla raffigurazione delle ospiti dove l'artista si sofferma nel dettaglio di alcuni particolari della tavola sempre resi con la tecnica divisionista.
"Mi ricordo quando ero piccola" 1903
"Sedia vuota". Un gruppo di ospiti è ritratto nell'intento di lavorare a ferri, approfittando della luce della finestra. Una scena apparentemente tranquilla nella quale però l'attenzione dell'osservatore viene catturata dalla presenza della sedia vuota e dall'atteggiamento di dolore delle astanti.
"Sedia vuota"

"Siesta Invernale", un dipinto che ripropone lo stesso schema compositivo de "la sedia vuota" mutando l'angolazione prospettica e rialzando il punto di vista

"Siesta invernale"




Al Trivulzio i pasti si consumano in due ampi saloni, un tempo scuderie del palazzo. All’uniformità delle figure sul fondo, si contrappone l’individualità delle anziane in primo piano. Morbelli indugia sulla resa dei volti e sui particolari del tavolo apparecchiato, le bianche tovaglie, la pila di scodelle, i riflessi rubini del vino che richiamano i rossi scialli delle ospiti. Grazie all’interessamento di Fradeletto, il dipinto entra nella raccolta dell’onorevole Gaspare Gussoni, industriale e collezionista lombardo.

http://capesaro.visitmuve.it/it/mostre/mostre-in-corso/angelo-morbelli/2018/10/20062/il-poema-della-vecchiaia-2/


Al Trivulzio i pasti si consumano in due ampi saloni, un tempo scuderie del palazzo. All’uniformità delle figure sul fondo, si contrappone l’individualità delle anziane in primo piano. Morbelli indugia sulla resa dei volti e sui particolari del tavolo apparecchiato, le bianche tovaglie, la pila di scodelle, i riflessi rubini del vino che richiamano i rossi scialli delle ospiti. Grazie all’interessamento di Fradeletto, il dipinto entra nella raccolta dell’onorevole Gaspare Gussoni, industriale e collezionista lombardo.

http://capesaro.visitmuve.it/it/mostre/mostre-in-corso/angelo-morbelli/2018/10/20062/il-poema-della-vecchiaia-2/


mercoledì 22 agosto 2018

Il Realismo Magico di Felice Casorati

"Il Realismo Magico" di Felice Casorati

 Felice Casorati: un artista ermetico e dall'indole solitaria; uno dei più apprezzati esponenti del "Realismo Magico", corrente che si concretizza nei suoi principi nel primo Dopoguerra, con lo scopo di porre fine a tutto ciò che le Avanguardie Storiche avevano messo in atto per stravolgere il classicismo imperante della pittura ottocentesca. Il Realismo Magico, presente in letteratura e  nelle arti figurative, si manifesta con la presenza di elementi magici in un contesto realistico. Così lo troviamo presente nella poesia e nei romanzi di quel periodo. Nelle arti figurative ed in pittura assistiamo ad una visione lucida, ma al tempo stesso smarrita, nei confronti del reale. Furono artisti come Felice Casorati, Cagnaccio di San Pietro ed Antonio Donghi, i principali esponenti in Italia di tale corrente figurativa, elaborata teoricamente da Massimo Bontempelli.
Felice Casorati, artista torinese, si accosta alla pittura dopo aver abbandonato la musica, a causa di un forte esaurimento nervoso a Padova, dopo aver qui compiuto gli studi classici e conseguito la laurea in giurisprudenza a Padova. Si forma presso la bottega veneta del pittore Vianello e si accosta alla nuova corrente pittorica in un secondo momento quando, dopo il suicidio del padre, fa ritorno con la sua famiglia a Torino, sua citta di origine.
Il momento è complesso e difficile sotto molteplici aspetti. La devastazione della guerra spazza via ogni desiderio di provocazione ed il desiderio di tornare alla normalità è primario. Nell'arte quindi, in opposizione alle Avanguardie Storiche, si viene a creare la necessità di riappropriarsi della tradizione, traendo spunto dall'arte classica del '300-'400 e '500,fondando i propri principi sulla resa puntuale della realtà; le sue caratteristiche infatti, in Italia, sono costituite da una realtà precisa, curata nei dettagli ben definiti nello spazio, mutuando gli impianti prospettici tipici dell'arte rinascimentale, inseriti in uno scenario immobile, incantato ed immerso in una magica solitudine. Un genere questo che troviamo nell'America degli Anni Trenta, nelle opere di Edward Hopper.
Meriggio 1923  





In "Meriggio" che Casorati dipinge nel 1923, sono perfettamente rappresentati i canoni della sua pittura. Due donne dormienti sono raffigurate in primo piano. La prima disegna una diagonale, la seconda è raffigurata con uno scorcio prospettico, che rimanda direttamente ad un'opera del Rinascimento Veneto: il Cristo Morto di Brera di Andrea Mantegna. 
I particolari delle pantofole rosse e di un cappello da prete, suggeriscono all'osservatore la presenza di una figura maschile collocata nell'ombra, sullo sfondo della quale si scorge la nuda schiena. Il mondo e le cose vivono una loro vita indipendente da noi, l'uomo è solo di passaggio, con uno stato d'animo di profonda inquietudine.